IL DIRITTO ALLA FORMAZIONE E LE SCUSE DELLA FEDERAZIONE

“Il calcio è un gioco di squadra. E’ un’orchestra che deve avere strumenti accordati e buoni maestri. Affidarsi al singolo non serve. Il singolo salva se stesso ma non ti fa vincere. Quel che fa Prandelli con la Nazionale, la Juve di Conte, le squadre di Zeman ed anche quello che stiamo cercando di innovare nel Club Italia a livello di nazionali giovanili. Dobbiamo recuperare terreno sul resto d’Europa. Il nostro è un paese vecchio e arretrato anche nel calcio. Occorrono centri di formazione, didattiche adeguate e soprattutto sono necessari maestri all’altezza della situazione in ogni società, senza badare al risultato immediato ma pensando ai programmi, alla prospettiva”.
Arrigo Sacchi dopo la vittoria della Nazionale Under 19 contro i pari età del Portogallo, sulla formazione dei giovani calciatori in Italia – “Il Mattino”

Tutto vero. E se poi lo dice un maestro come Arrigo Sacchi, non viene che dargli ragione.
Mi vien da riflettere però su alcuni punti che il grande mister, da personalità influente all’interno della Federazione, dovrebbe secondo me tenere da conto.
Punto numero uno, mi piacerebbe che ogni tanto scendesse dal pulpito del grande vate, e la smettesse di parlare sempre come il Gesù Cristo del calcio, come l’unico tecnico a cui non interessa il risultato, l’unico tecnico il cui unico problema è quello di far divertire il pubblico, come l’unico allenatore che sia mai stato in grado di far giocare bene al calcio la propria squadra vincendo il possibile che c’era da vincere… Sa anche lui che non è così, mi sembra troppo onesto intellettualmente. E poi si sa, il “bello” fa parte del gusto personale, e da questo punto di vista ogni allenatore cerca di soddisfare il proprio gusto, senza mai dimenticare che tale soddisfazione deve necessariamente accoppiarsi al risultato. Perché mi sembra che troppo spesso ci si dimentichi che l’obiettivo nello sport, sia il risultato. Possiamo anche far finta che non sia così, ma tanto prima o poi dovremo farne i conti.
Se parliamo di Settore Giovanile posso anche essere d’accordo, anzi lo sono pienamente, ma allora mi vien da fare una provocazione. Se anche, e soprattutto, in questo settore il risultato non deve importare, per quale motivo la Federazione ed il Settore Tecnico che mister Sacchi egregiamente rappresentata, si prodigano ogni anno a dar vita a competizioni agonistiche, campionati che ad ogni livello prevedono promozioni, retrocessioni, play-off, play-out, finali provinciali, regionali e nazionali? Eliminiamo i campionati dall’intero Settore Giovanile, facciamo in modo che la Federazione ed il Settore Tecnico, si possano occupare soltanto, l’una dell’organizzazione dei campionati di 1° squadra, e l’altra della formazione dei tecnici. Invece di continuare a scopiazzare e a propinare tra i giovani modelli da super professionisti. Manca soltanto la Coppa dei Campioni Provinciali, Regionali ecc…
Secondo punto. “… E’ un’orchestra che deve avere strumenti accordati e buoni maestri”, “sono necessari buoni maestri”. Come non essere d’accordo in  questo concerto dell’ovvietà?
Il musicista esperto e formato accorda da solo il proprio strumento, o si rende conto immediatamente della necessità che questo debba essere accordato, perché da sempre, fin da bambino ha potuto frequentare scuole importanti che al proprio interno si compongono di maestri altamente qualificati, non necessariamente ex musicisti famosi, ma persone che hanno voluto fare del proprio talento il mezzo per insegnare e trasmettere la materia tanto amata e così ben conosciuta. Accade questo anche nel calcio?
Non mi sembra proprio caro Maestro. Non accade perché viviamo in un mondo di pressapochisti, arruffoni e spesso disorganizzati. Un mondo dominato dal clientelismo e dal nepotismo, dove non conta se il maestro sia veramente bravo e preparato ma soltanto se abbia la conoscenza giusta, il parente importante, il passato da ex calciatore. E nell’ultima stagione mi sembra che di esempi ce ne siano a iosa. Mark Iuliano che dopo qualche stagione tra 1° categoria e Promozione nel San Genesio trova panchina nel Pavia, o Filippo Inzaghi che dopo un solo mese di inattività ritrova nuova vita nel calcio alla guida degli Allievi Nazionali del Milan. E tutto per aver vinto un Mondiale, di cui tutti gli rendiamo grazie ma per il resto… E’ veramente buona cosa affidare quella che forse è la categoria principe del Settore Giovanile ad un ragazzo che ha appena finito di giocare, che nessuna esperienza ha nella gestione del gruppo, che nessuna esperienza ha nella didattica e nella metodologia dell’insegnamento del gioco del calcio. Non era forse il Maestro di Fusignano quello del “per essere un buon fantino non bisogna essere stato un cavallo”?
Per aver bravi musicisti è necessario avere buoni maestri. Ma per essere, o diventare buoni maestri, dal momento che nessuno “nasce imparato”, è necessario che ci sia un’organizzazione del movimento che sia in grado di formare il più alto numero di persone e nel modo migliore possibile. Ci spieghino dove sono finiti i corsi “C UEFA” tanto annunciati, ci spieghino i criteri di selezione dei corsi “B UEFA” creati soltanto per avvantaggiare chi ha avuto la fortuna e mamma natura dalla sua parte per poter far il calciatore almeno a medio livello. Chi ha detto che soltanto questi possano insegnare calcio? Al liceo classico, l’italiano non viene insegnato soltanto da prosatori, poeti, grandi o medi giornalisti ma da professori di professioni, formati proprio per insegnare la materia. Che è cosa diversa da averla praticata a qualsiasi livello.
Perché se una persona come me che ha iniziato per caso ad allenare, che ha scoperto passione, che ha creduto di avere qualche qualità nel poter insegnare, è dovuto emigrare e formarsi all’estero? Perché la mia Federazione non ha voluto e non vuole formarmi? Qual’è il mio problema se non  quello di non avere un parente calciatore, allenatore, direttore sportivo, o procuratore professionista?
E poi non possiamo certo far un colpa al parrucchiere, che lunedì è chiuso ed ha tempo di andare sul campo ad allenare una squadretta di esordienti, se i ragazzi arrivano a Giovanissmi o ad Allievi che ancora non sanno battere una rimessa laterale.
La mia piccola esperienza, la mia piccola formazione e conoscenza, mi portano ogni anno a dover lavorare per recuperare agli errori fatti in passato. Il nostro dovere dovrebbe essere quello di portare al termine del percorso formativo la maggior parte dei ragazzi in 1° squadra e possibilmente in una 1° squadra importante. Ma come facciamo se chi ci dirige non ce ne da i mezzi. Delle lacune dei miei ragazzi, in passato, ne facevo una colpa a chi mi aveva preceduto. Ora, invece, ho cambiato l’angolo di tiro e ne faccio una colpa al Settore Tecnico e a chi dovrebbe formare i tecnici che poi, ad ogni livello, dovranno andare sul campo. A chi non ha avuto la mia fortuna di poter studiare, all’estero naturalmente perché in Italia ce lo vietano, non posso fare una colpa: la formazione dovrebbe essere un diritto. Provassero a formare il più alto numero possibile di tecnici, poi chi avrà più capacità, competenze e talento andrà avanti e gli altri comunque potranno svolgere un buon lavoro nei polverosi campi di provincia così spesso dimenticati da tutti.
Ricorderò per sempre la risposta che mi diede il presidente della Federazione Ticinese di Calcio quando gli chiesi per quale motivo permettessero l’accesso al corso tramite un test fisico e tecnico, senza chiedere il curriculum da calciatore. Ma soprattutto ricorderò per sempre la sua faccia stralunata nel sentire la mia domanda prima di rispondermi: “che domanda, abbiamo il dovere di formare tecnici qualificati il più possibile, soltanto così possiamo crescere come movimento”… Avrei avuto voglia di rispondergli “mi scusi ma vengo dall’Italia e poter fare l’allenatore e peggio che provare a fare il notaio”, ma invece ho incassato e ho cambiato discorso.

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